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CONTENUTI

Martedì Cinema. Programma.
MARTEDÌ
CINEMA
5 febbraio 25 marzo 2008
ore 21.30
5 febbraio:
"Across the Universe"
(Across the Universe, USA, 2007, 131 minuti) Regia di Julie Taymor, con Jim Sturgess, Evan Rachel Wood, Joe Anderson.
Liverpool, anni Sessanta. Jude (Jim Sturgess) decide di lasciare l'Inghilterra per recarsi in America alla ricerca del padre emigrato anni prima verso gli Stati Uniti. Lì conoscerà nuove persone, si innamorerà e si scontrerà con la realtà della guerra in Vietnam...
La musica e i testi delle canzoni dei Beatles (in versione rivista e corretta dai protagonisti del film) ispirano e guidano la storia. Julie Taymor ha diretto diversi musical a Broadway, opere liriche e naturalmente film (Titus). La sua interpretazione in chiave musical delle canzoni dei Beatles è visionaria, psichedelica, ironica (per realizzare questo film, si è avvalsa anche di famosi performer: Bono, Joe Cocker
). L'opera è un insieme di quadri musicali, ognuno con un suo stile, che in parte descrivono la vicenda e in parte rappresentano atmosfere.
12 febbraio:
"La promessa dell'assassino"
(Eastern Promises, Gran Bretagna/Canada, 2007, 100 minuti) Regia di David Cronenberg, con Viggo Mortensen, Naomi Watts, Vincent Cassel.
"Un uomo sgozzato nella poltrona del barbiere, un ragazzina che muore di parto in un tetro ospedale di Londra: la tenera levatrice (Watts) che raccoglie la neonata e si getta alla ricerca delle verità della mafia russa andrà incontro a brutti guai. Solo il bandito più crudele (re Viggo) potrà aiutarla.
Classico e severo, Cronenberg continua la sua History of Violence, scatenandosi in scene-madri memorabili. Qualcuno si salverà, ma nessuno è davvero innocente". (Claudio Carabba, "Corriere della Sera Magazine")
19 febbraio:
"Paranoid Park"
(Paranoid Park, USA/Francia, 2007, 90 minuti) Regia di Gus Van Sant, con Gabe Nevins, Dan Liu, Jake Miller.
"I ragazzi sugli skate volano leggeri, quasi fuggissero dai tetri licei dove si può uccidere e morire [Elephant e Colombine]. Però anche il nome del parco-giochi [Paranoid Park] suona sinistro: il destino ha il colpo in canna, la tragedia avverrà di notte, allo scalo dei treni. Van Sant segue il protagonista adolescente, omicida per caso, con la pena di chi non potrà più trovare né pace né oblio. E il dialogo muto col corpo troncato sul binario della morte non si dimentica". (Claudio Carabba, "Corriere della Sera Magazine")
"Un film bellissimo, splendido e terribile. Un'opera in perfetta continuità con la filmografia precedente di Gus Van Sant, consacrata all'adolescenza e alla prima giovinezza. In Il viale del tramonto Gloria Swanson, diva in declino, diceva: "In fondo cosa è il cinema, se non una macchina da presa che s'innamora di un volto?". Anche per Van Sant è così. In Paranoid Park l'autore penetra in quell'universo alieno che per gli adulti sono oggi i teen agers. Ma il regista lo fa attraverso il suo sguardo incantato e amoroso sui ragazzi, figlio anche delle inclinazioni sessuali, sguardo che si carica di uno straordinario potere di rivelazione di pieghe altrimenti per noi imperscrutabili". (Antonio Scurati, scrittore, "la Repubblica")
26 febbraio:
"Cous Cous"
(La Graine et le Mulet, Francia, 2007, 151 minuti) Regia di Abdellatif Kechiche, con Habib Boufares, Hafsia Herzi.
"Licenziato dal cantiere navale, il vecchio Slimane si sente inutile. Cerca allora di aprire un ristorante su un battello all'ancora nel porto di Sète. A cominciare dalla figlia adottiva, che stravede per lui, s'innesca una catena di solidarietà: però il Fato è dietro l'angolo, nelle sembianze di due ladri di motorini. C'è la lezione del neorealismo in Cous Cous; vi si avverte lo stesso umanesimo, lo stesso amore per i personaggi". (Roberto Nepoti, "la Repubblica")
"L'ultima sequenza di Cous Cous è talmente impressionante che è difficile non cominciare da lì: un uomo anziano rincorre dei ragazzi che gli hanno rubato il motorino, mentre in montaggio parallelo una ragazza si stordisce in una danza del ventre con una fede e un erotismo ineguagliabili. La sequenza dura e sembra non finire mai, si passa dall'uno all'altro, dal ventre magro del vecchio ansimante al ventre pieno della danzatrice. L'uno e l'altro si uniscono, sono presi in una danza comune...". (Stéphane Delorme, "Cahiers du Cinéma")
4 marzo:
"Lars e una ragazza tutta sua"
(Lars and the Real Girl, USA, 2007, 106 minuti) Regia di Craig Gillespie, con Ryan Gosling, Emily Mortimer.
"E una dolce pazzia quella raccontata da Lars e una ragazza tutta sua, che si occupa di fornirne anche la terapia in uno dei film più simpatici e originali visti da un po di tempo a questa parte. Il ventisettenne Lars aborre i contatti fisici, vive solitario e campa di un grigio lavoro quotidiano. Un giorno, presenta al fratello e alla cognata la sua ragazza: salvo che si tratta di una bambola in silicone, completa di tutti gli accessori anatomici e acquistata in Internet. A questo punto ci si aspetta che la faccenda imbocchi i sentieri grevi del doppiosenso; niente di tutto ciò, invece.
Immerso in un humour amichevole a sottofondo amaro, il film racconta l'accesso all'età adulta di Lars, che compie un transfert attraverso la bambola per avvicinarsi a una ragazza in carne e ossa... Stile di regia molto "indipendente"; simpatico Ryan Gosling, candidato (ma per un altro film) al Golden Globe". (Roberto Nepoti, "la Repubblica")
11 marzo:
"Letà barbarica"
(L'Âge des Ténèbres, Canada, 2007, 111 minuti) Regia di Denys Arcand, con Marc Labrèche, Diane Kruger.
"Limpero occidentale continua a declinare. Il canadese Arcand non ha né dubbi né speranze. Proprio come il protagonista [lo strepitoso Labrèche] della sua nuova novella "barbarica", un mesto impiegato da ente inutile, che si rifugia in dolci sogni proibiti [il migliore è la bionda Kruger sotto la doccia].
Ma persino le donne sognate alla fine si stufano della tristezza continua. Fuggire in riva al mare solitario del Nord è la premessa per giorni diversi, non lieti, ma forse meno affannati." (Claudio Carabba, "Corriere della Sera Magazine")
18 marzo:
"Il mio amico giardiniere"
(Dialogue avec mon jardinier, Francia, 2007, 109 minuti) Regia di Jean Becker, con Daniel Auteuil, Jean-Pierre Darroussin, Fanny Cottencon.
Un pittore parigino (Daniel Auteuil) si trasferisce in campagna dove incontra un vecchio amico di scuola (Jean-Pierre Darroussin) che assume come giardiniere. Nascerà un grande affiatamento, fatto di ricordi e discussioni su due visioni opposte del mondo, quella urbana e sofisticata e quella naif del campagnard incolto ma sincero.
Jean Becker, figlio del grande Jacques (autore di film memorabili come Grisbi e un capolavoro quale Il buco), mette in scena senza pretese una semplice storia di amicizia, fondata quasi esclusivamente sulla bravura dei due splendidi attori, tanto da far pensare che una versione teatrale sarebbe forse stata più efficace.
25 marzo:
"Mein Führer La veramente vera verità su Adolf Hitler"
(Mein Führer Die wirklich wahrste Wahrheit uber Adolf Hitler, Germania, 2007, 89 minuti) Regia di Dani Levy, con Helge Schneider, Ulrich Mühe, Sylvester Groth.
Siamo nella Germania nazista del 1944. Hitler, ormai stanco e depresso, evita qualsiasi incontro con la gente. Ha bisogno di riacquistare credibilità e prestigio presso l'opinione pubblica afflitta da una guerra ormai persa. Decide, così, di farsi aiutare da un attore ebreo per rinvigorire le sue doti oratorie.
Levy conferma la sua capacità di trattare temi delicati e fastidiosi bilanciando continuamente satira e spirito critico. Il cineasta è consapevole che gli strumenti sovversivi della commedia decostruiscono più facilmente il cinismo e la ferocia dei personaggi raffigurati.
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