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Jan
Konupek e gli artisti boemi del primo Novecento
nella collezione Rosario Pintaudi
La
mostra, corredata da un ampio catalogo a cura
di Eugenio Cecioni, Emanuele Bardazzi e Donatella
Cingottini, presenta una significativa selezione
dalla raccolta privata di Rosario Pintaudi, noto
papirologo fiorentino, legato a Praga da frequenti
soggiorni per motivi di studio. Profondamente
attratto dalla grafica boema del primo Novecento,
Pintaudi ha costituito negli anni un fondo di
opere su carta unico in Italia, messo insieme
non tanto adottando il principio programmatico
della omogeneità, quanto piuttosto della
scelta personale di gusto e della curiosità,
assecondando un destino che lo ha condotto incontro
ad alcune personalità a lungo ingiustamente
dimenticate, primo tra tutti Jan Konupek, oggi
oggetto di attenta e vivace riscoperta nel loro
paese.
Detta raccolta non si propone quindi lo scopo
di documentare le varie tendenze che fecero di
Praga uno dei centri artistici europei più
attivi dei primi decenni del Novecento, tuttavia
vi si trovano presenze significative di autori,
maggiori e minori (Mucha, Preisler, Preissig,
vabinský ecc.) che operarono soprattutto
nei primi anni del secolo, offrendo così
una campionatura varia ed utile a qualificare
gli anni della cosiddetta Secessione, o Art Nouveau
ceca; ad essa si aggiungono episodi che si addentrano
anche nel periodo compreso tra le due guerre,
caratterizzato da forti correnti davanguardia,
ma anche da una produzione figurativa più
tradizionale.
Il consistente numero di opere di Jan Konupek
- il fondo più ricco che si conosca in
collezione privata - consente invece un excursus
esaustivo nella produzione di un artista dalle
singolari doti espressive, la cui intensa attività
abbraccia grosso modo un quarantennio, dallinizio
del secolo fino agli anni del secondo conflitto
mondiale.
A fianco di Konupek la raccolta offre inoltre
la possibilità di presentare un gruppo
di personalità artistiche a lui più
vicine - sia per lanalogo utilizzo della
grafica come mezzo privilegiato di espressione,
sia per lappartenenza ad un comune circuito
di affinità elettive, artistiche e letterarie
- utili anche per ripercorrere la breve ma significativa
esperienza di Sursum, una delle vicende più
singolari dellarte ceca allo scoccare del
primo decennio, svoltasi nel momento di transizione
in cui, mentre si affermavano con impatto decisivo
i linguaggi dellavanguardia di linea francofila
e le affiliazioni alle tendenze espressioniste
e cubiste, si consumava in parallelo lagonia
silenziosa del Simbolismo, sotto forma di travagliata
e struggente ricerca psichica e formale.
La scelta di artisti come Bílek, Adámek,
Kobliha, Váchal e lo stesso Konupek, oltre
a mettere a fuoco una particolare nicchia dellarte
ceca del primo Novecento, ci consente, in virtù
dellimpatto visionario e del fascino evocativo
delle loro opere - fluttuanti tra il mistico e
il diabolico - di addentrarci nel mito letterario
della Praga magica, misteriosa e notturna,
capitale per antonomasia del sogno e dellocculto;
la Praga di Faust, del Golem, del Vodnik (lo spiritello
malingo delle acque), dei vecchi quartieri, quella
che vive nelle pagine straordinarie di Rilke,
di Leppin, di Meyrink, di Kubín, oppure
di Kafka che affermava a proposito del famoso
ghetto ebraico, antico e fatiscente cuore urbano,
demolito alla fine dellOttocento e divenuto
immediatamente paesaggio interiore e culto dellanima
per artisti e poeti: Dentro di noi vivono
ancora gli angoli bui, i passaggi misteriosi,
le finestre cieche, i sudici cortili, le bettole
rumorose e le locande chiuse. Dentro tremiamo
ancora, come nelle vecchie strade della miseria...
Il vecchio malsano quartiere ebraico dentro di
noi è più reale della nuova città
igienica intorno a noi. Svegli, camminiamo in
un sogno: fantasmi di noi stessi di tempi passati.
Già alla fine dellOttocento infatti
il passato di Praga, con tutte le sue dicerie
ed i suoi fattacci di spettri, era divenuto un
crogiolo di storie nelle quali la fantasia si
mescolava alla memoria, la realtà alla
leggenda, arrivando ad alimentare nel nuovo secolo
tanto la letteratura colta che quella popolare,
le canzoni da fiera, i teatrini dei baracconi,
delle marionette e dei fantocci di cera, i corrieri
illustrati, fino ai romanzi e ai racconti surrealisti
dellorrore. Profetizzava infatti il poeta
Vitezslav Nezval: Praga ha i propri misteri.
Son certo che verrà un tempo in cui il
suo nascosto chiaroscuro romantico sarà
il più ardente collaboratore dei poeti.
Aspetto ben evidenziato dalle suggestive e multiformi
opere di questa mostra singolare, capace di far
riaffiorare i chiaroscuri del magico e cangiante
tessuto di Praga che, come scrisse Julius Zeyer
in un suo romanzo del 1891: Era un gran
libro di pietra [
] da quel punto appariva
come una città fantastica che, secondo
la luce, cambiava daspetto: sotto il sole
sembrava un pezzo dOriente, nella nebbia
una città spettrale, sotto nubi pesanti,
squarciate solo da lunghi raggi di pallida luce,
appariva come una città tragica.
La
mostra è accompagnata da un ampio catalogo,
in vendita per l'occasione al prezzo speciale
di € 15,00.
La S.V. è invitata
Sabato 4 Ottobre alle ore 17
all'inaugurazione della mostra
Orario
di apertura:
feriali
e festivi ore 16,30 - 19,30
(chiuso il lunedì)
L'esposizione si chiuderà sabato 25 Ottobre
2003.
Per
informazioni e ordinazioni:
Tel.0571-30.642
e-mail villapacchiani@interfree.it
oppure biblioteca@comune.santacroce.pi.it
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